Il “senso” dei Sensi…Differenti
Secondo la fisiologia ufficiale, i sensi che ci tengono in comunicazione con il mondo sono cinque, a cui si aggiungerebbe un sesto senso, nient’altro che un interprete, il cui scopo è di dirigere il concerto d’informazioni che proviene dagli organi della percezione, capace di dare un senso anche a quelle pause in cui l’assenza di stimolo è totale.
Secondo i principî filosofici di Rudolf Steiner invece, i sensi dell’uomo sono dodici, suddivisi in tre gruppi: i sensi della volontà (tatto, senso dell’equilibrio, senso del proprio movimento e senso della vita); i sensi intermedi (dell’olfatto, del gusto, della vista e del calore); sensi del pensare (dell’udito, del linguaggio, della rappresentazione e senso dell’io). È un fatto però che la società occidentale tenda generalmente a concentrarsi sullo sviluppo dei soli sensi della vista e dell’udito, trascurando tutti gli altri. La ragione sta in una maggiore condivisibilità degli stimoli audio-visivi, mentre le percezioni tattili olfattive e del gusto sono di per sé soggettive e discutibili.
I greci consideravano nella loro lingua straordinaria la sottile distinzione tra idein e oida, ovvero “vedere” e “sapere”. Goethe asseriva che il colore può essere percepito tramite il sentimento, oltre che per mezzo della vista. Il sangue e la violenza dei sentimenti, per esempio, come dire eros e thanatos, l’antinomico connubio ancestrale, topos delle umane tragedie. È un fatto che ci sono due modi attraverso cui i sensi ci mettono in comunicazione con la realtà: uno diretto, attraverso la percezione, e uno, attraverso le opere d’arte, indiretto, ma non per questo meno sensuale. Ci sono poi stagioni del ciclo terrestre e stagioni della vita in cui i sensi sembrano impazzire, soprattutto a latitudini impietose. «Primavera per modo di dire, qui la primavera diventa subito estate, qui non è terra di tepori. Non si fa in tempo a svezzare il sole che già ruggisce cresciuto.» Ogni sensazione congiura per farci innamorare. Non solo: gli stessi organi di senso – occhi, orecchie, bocca, naso, pelle – sotto una regia occulta si trasformano in straordinari strumenti di seduzione. Tutto per far cadere i nostri malcapitati simili nelle trappole che tendiamo loro, per colmare, con i loro, i nostri sensi e farli diventare un vibrante tutt’uno.
Tutte le nostre conoscenze sono generate dal materiale che ci forniscono i sensi, che rimane impresso nella memoria e alimenta la facoltà d’immaginare situazioni fittizie, composte da memorie percettive prese a caso dal nostro passato sensoriale. L’esercizio dei sensi ci aiuta a selezionare, tra i tanti, gli stimoli che sono utili alla nostra immaginazione e a cogliere anche quelli che si presentano meno ovvii, o restano seminascosti.
Secondo l’ampiezza delle nostre esperienza percettiva, l’intelletto ci aiuta poi a farci un’idea di come va il mondo, con le sue regole e i suoi modelli. Ma forse, proprio per la nostra condizione di umani, incapaci di decifrare porzioni di informazione eccessivamente abbondanti – accecanti, assordanti, schiaccianti, nauseanti, pungenti – la descrizione di un’esperienza parziale come quello di un orizzonte limitato da una siepe, l’Infinito di Giacomo Leopardi, ci restituisce l’immagine più fedele o almeno più condivisibile, del nostro passaggio nell’universo, con tutti i sensi all’erta.



